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Ex studente Sarpi: “I gasometri e il pozzo nascosto”. By Riccardo Roiter Rigoni

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Nell’anniversario della prima accensione dell’illuminazione a gas avvenuta a Venezia (Piazza San Marco, 13 e 14 marzo 1843), con grande piacere riceviamo e pubblichiamo questo bel racconto del fotografo e scrittore Riccardo Roiter Rigoni. L’ex studente dell’Istituto Sarpi ha voluto condividere gli affettuosi ricordi dei suoi “Amici Gasometri”, anche alcune foto scattate dall’elicottero. 

I gasometri e il pozzo nascosto

Loro erano lì fuori, appena oltre il muro di cinta. Svettavano imponenti, silenti, quasi misteriosi. Hanno catturato la mia attenzione centinaia di volte perché, pur nel loro stato di abbandono, trasmettevano un senso di fascino altero, di un tempo andato e, in un certo qual modo, hanno sempre avuto l’aura malinconica che avvolge le vecchie navi in disarmo.

Avevo tredici anni quando, per la prima volta, ho visto le imponenti strutture ottocentesche dei gasometri e, ogni giorno, per tutto il tempo delle scuole superiori, mi sono ritrovato a guardarle.  Le osservavo dalle finestre dell’Istituto Commerciale Statale Paolo Sarpi a cui, come molti altri studenti, sento di essere ancora legato.

Scuola di Ragioneria, secolo scorso, metà/fine anni novanta: un altro tempo, altri anni…

Dal “vecio e glorioso Sarpi” si godeva di una visuale a 360° su Venezia: a Sud-Ovest, i tetti della città, il Campanile di San Marco, la Basilica della Salute e la Basilica di S.S. Giovanni e Paolo. A Nord, San Michele e Murano. A Est, i gasometri e la chiesa di San Francesco della Vigna sulla cui facciata palladiana ho letto e riletto chissà quante volte la scritta: “DEO VTRISO TEMPLI AEDIFICATORI AC REPARATORI”. Poco più distante, invece, svettava il campanile alla cui base si trovava un patronato testimone di leggendarie partite di calcio svolte nelle ore di educazione fisica e dalla cui cella campanaria, oltre ai rintocchi di ogni ora e alla “distesa” di mezzogiorno, ogni tanto partivano i sinistri ululati delle sirene dell’acqua alta. Quelle utilizzate in tempo di guerra per avvisare l’arrivo dei bombardamenti.

I gasometri hanno rapito un sacco di volte la mia fantasia. Non so perché ma, da appassionato di transatlantici, mi hanno sempre ricordato le gru Samson e Goliath dei cantieri Harland e Wolff di Belfast. Strutture presenti in parecchie fotografie scattate durante la costruzione del Titanic. E poi, erano un esempio, più unico che raro, di archeologia industriale inserita nel secolare contesto veneziano: avevano una loro personalità, un loro perché, di certo non passavano inosservati o anonimi.

Mi piaceva immaginare quando, oltre alle strutture esterne, c’erano anche le “cisterne” riempite con il “coke” che, dopo esser stato trasformato in gas, aveva servito migliaia di lampioni per tutta Venezia. La “luce” che aveva illuminato le notti veneziane dell’ottocento era partita proprio da lì, da quell’area.

Ricordo che, da ragazzo, mi faceva strano immaginare che tali depositi fossero posizionati così vicini alle case e a due scuole, il Paolo Sarpi e il liceo scientifico Giovanni Battista Benedetti che, durante il giorno (soprattutto negli anni ’50 e ’60), arrivavano a contenere oltre 1500 studenti. Poi, la conoscenza della storia della zona mi ha portato a far ordine sulle tempistiche con cui sono avvenute alcune importanti trasformazioni.

Osservavo i gasometri e avevo eletto anche il mio preferito, quello più a sud, dalla pianta decagonale, con la struttura a traliccio più lineare, meno complessa, più “elegante”. L’altro, invece, a pianta dodecagonale, era un po’ più fatiscente e, a mio parere, esteticamente più “pesante”.

Guardavo poi il contesto in cui sorgevano, un’area anonima, dal sapore periferico/industriale, priva apparentemente di qualsiasi interesse e, più volte mi sono chiesto se sarebbe rimasta così per sempre o se lì, un domani, sarebbe potuto sorgere qualcosa di diverso.

Il mio ultimo giorno di scuola al Paolo Sarpi (esame orale di maturità) è stato il 2 luglio 1999. Da allora sono passati quasi ventuno anni: due di più di quelli che avevo quel giorno. I gasometri, sono ancora lì.

Li ho sempre guardati con un certo “affetto” ogni volta che mi sono ritrovato a passare dalle loro parti, sia in vaporetto o nelle occasioni in cui ho volato nelle loro vicinanze a bordo di un elicottero. Ovviamente, non ho mancato di fotografare dall’alto i miei due “amici” che, hanno assistito silenti a innumerevoli vicende, scolastiche e non, sia mie che di tanti altri studenti.

In ogni caso, non pensavo che quella piccola “zona industriale” celasse un “segreto”: un’autentica opera d’arte risalente a prima del 1700. Una vera da pozzo di rara bellezza ornata da pregevoli bassorilievi che è stata probabilmente ritratta nei loro dipinti, sia dal Canaletto che dal Guardi.

Immediatamente ho pensato che doveva essere quella la ragione della magia che si percepiva in quel luogo e, finalmente, ne avevo scoperto la fonte! Quel pozzo era stato per anni a pochi metri di distanza da me: non lo avevo mai visto, non potevo vederlo, era nascosto dentro a quell’area inaccessibile. Ma i gasometri, “sapevano” di lui e, in un certo qual modo, ne erano stati i custodi silenti. Due imperturbabili guardie, di ferro e acciaio, ogni stagione più arrugginite ma sempre fedeli, che hanno fatto da “scrigno” a quel bellissimo tesoro.

Così, dopo oltre vent’anni, hanno “svelato” anche a me il loro segreto. È sempre bello rimanere favorevolmente stupiti! Scoprire una cosa di cui non te ne sei mai accorto perché celata dietro una porta da sempre chiusa che qualcuno, improvvisamente, ti ha aperto, oppure… perché trovi la persona giusta con cui compiere assieme un pezzo di strada che non hai mai percorso prima, pur avendo avuto mille occasioni per farlo.

Il tempo, autore del passato, scriverà anche il domani di ogni cosa, anche della zona di Santa Giustina e di San Francesco della Vigna.

Del “vecio e glorioso Sarpi”, come scuola di Ragioneria, è rimasto ben poco. La struttura però è ancora una scuola ma ospita sempre più classi di altri istituti.

Per fortuna sul suo portone sono rimasti i battenti fatti a “P” e ad “S”, oltre al nome scritto in ferro sullo stipite e, dalle sue finestre, gli studenti di domani potranno vedere il futuro dei vecchi gasometri oltre che, a breve, scoprire il fascino di un bellissimo pozzo rimasto per decenni nascosto.

Davvero, Venezia, non finisce mai di sorprendere. È un pozzo essa stessa, un pozzo di bellezza di storia, di fascino e mistero nel quale calarsi dentro con lo spirito di un archeologo che, come diceva lo scrittore Henning Mankel: “… non sa mai se trova ciò che cerca o se cerca ciò che trova”.

Riccardo Roiter Rigoni

Riccardo Roiter Rigoni 02 I gasometri e il pozzo nascosto - ex studente Istituto Sarpi Venezia

Le immagini aree dell’Area Gasometri Venezia sono di Riccardo Roiter Rigoni, realizzate con il supporto aereo di Fly Venice – Helicopter Services.

00 Gasometri 02 A Foto 2013 Riccardo Roiter Rigoni - I gasometri e il pozzo nascosto - ex studente Istituto Sarpi Venezia
Foto 2013 – Area Gasometri Venezia 
00 Gasometri Venezia 05 A Foto 2018 Riccardo Roiter Rigoni - I gasometri e il pozzo nascosto - ex studente Istituto Sarpi Venezia
Foto 2018 – Area Gasometri Venezia 
00 Gasometri 06 A Foto 2018 Riccardo Roiter Rigoni - I gasometri e il pozzo nascosto - ex studente Istituto Sarpi Venezia
Foto 2018 – Area Gasometri Venezia